Testimonianze


Una sera piovosa d'inverno - di Patrizia

Arriviamo intorno alle 20.00 in zona San Babila/Duomo carichi di panini, tè, guanti e libretti informativi su come muoversi a Milano per mangiare, dormire e altro.

E' una delle tante piovose sere d'inverno perciò ci affrettiamo a raggiungere i nostri amici per offrire loro un bicchiere di tè, un buon panino e un caldo paio di guanti. Ci avviciniamo anche per regalare un sorriso e scambiare qualche piacevole parola che, benché non sia tanto, è sempre molto apprezzata da chi vive ai margini di una società che ignora quanto sia importante e significativo strappare un sorriso vero e ricco di gratitudinea chi dorme in strada.

Raggiungiamo i nostri primi amici; sono lì ad aspettarci come sempre… continuiamo con il nostro giro e incontriamo anche alcune persone nuove alle quali, grazie ai nostri librettini, diamo delle informazioni su come muoversi a Milano. Tra queste c'è un giovane uomo che, ancora incredulo per aver ricevuto del cibo senza aver chiesto nulla, ci racconta la sua vita e ci dice di essere da pochi giorni arrivato in questa grande città. E' un appassionato di musica e per mostrarci la sua gratitudine ci regala, con immenso piacere, un suo cd e, dicendosi felice di poterci rincontrare una prossima volta, ci stringe la mano e ci augura tanta fortuna.

Finiamo in anticipo il tèe tutto il resto del materiale: anche questa sera i nostri amici sono stati numerosi… e anche questa sera è stata molto ricca di emozioni, anzi "particolarmente" ricca, dal momento che qualcuno, grazie alle nostre informazioni, dalla prossima settimana non dormirà più per strada. Vittorio è riuscito finalmente a ottenere un posto letto in un appartamento con altre due persone… ma ci assicura che ogni giovedì verrà comunque all'appuntamento, solamente per il piacere di salutarci e incontrarci… e quegli occhi lucidi, pieni di gioia, ci dicono grazie di cuore!


Il mio giovedì - di Chiara

Una notte come tante un'uscita come tante, il "solito" giro…
Si trova Stefano con la cagnetta Gina. Mi corrono incontro: hanno gli occhi che sorridono e tutte le volte per me è un dono di Dio il loro sorriso, quell'appuntamento… che per noi è una cosa importante.

Più in là, il Gruppo… accampati con una tenda, per terra, del vino, qualche avanzo di cena, il triste spettacolo di chi è ai margini…
Poi il cerchio intorno a noi, quella cultura della fila: tutti dignitosamente in fila per il tè caldo e il panino, due parole in un "quasi italiano", e in loro la delicatezza di un ringraziamento per il gesto, per il nostro interessamento.

Si riparte, io e la "mia" squadra… perché la sento mia: quella condivisione, quell'essere capaci d'intercettare, in mezzo a tanta gente, il bisogno.
Stare in strada è difficile, è faticoso, richiede attenzione. Stare in strada è paradossalmente una condivisione… io ho imparato questo dalla strada.

Poi direzione cinema. Lì, il miracolo di chi per mesi faticava ad accettarci ed ora, miracolosamente, ci attende. Lui, avvolto in una coperta… quegli occhioni azzurro-verde mare che ci sorridono. Il nostro gesto, il suo ringraziamento. Il mio cuore singhiozza dalla gioia… se solo le persone sentissero quello che provo io, forse si soffermerebbero di più a cercare di capire chi c'è avvolto in quella coperta.

Avanti… per i marciapiedi, avanti con i carrellini e il termos del tè. In noi gli sguardi di complicità, i nostri passi in un silenzio religioso… di nuovo un'altra tappa. Mi abbasso per posare il bicchiere: due risate per un accento romagnolo. Fabrizio, che in strada ci sta perché ha perso tutto. Faceva l'imprenditore in Romagna… ma poi… ma poi… tutte storie simili, tutte storie che si assomigliano, tutte storie che avrebbero potuto capitare a noi… noi che poi li lasciamo per ritrovarli nell'identico modo in cui li abbiamo lasciati… quegli angoli che diventano indirizzi, residenze… quegli angoli che diventano casa.

Il freddo che diventa caldo… stiamo per terminare il giro… in fondo Vittorio e gli amici.
Vittorio: la mia grande gioia nell'essere riuscita, grazie alla rete di servizi sul territorio, a ridargli una possibilità, i documenti, una residenza, un progetto in una casa in condivisione.
Lui arriva, mi abbraccia ringraziandomi… e io cerco di non commuovermi…
Guardo la mia squadra e loro mi sorridono.

Altre tappe, tanta gente, troppa… si riesce a ridere e a parlare di cose normali, lì che di normale c'è ben poco, il cielo come tetto, il freddo come dimora… ma io prego di poter fare sempre di più.
Rientriamo, ci togliamo i guanti e io la mia squadra ci salutiamo… fiera di stare con loro, devota a chi mi ha dato l'opportunità di sentirmi così importante.

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