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“Progetto futuro, San Marco 49”. E’ il nome che si legge sulla porta entrando nel piccolo Centro di via San Marco, nel cuore di Milano, e a darglielo sono i suoi nuovi inquilini. Dallo scorso inverno diciotto persone senza dimora hanno accolto l’invito a trasferirsi qui, dopo l’incontro con gli operatori della nostra Unità mobile di strada.

Il Centro di San Marco, ospitato nei locali di un’ex biblioteca messa a disposizione dal Comune di Milano, nasce per dare loro un riparo durante il Piano Freddo ma rapidamente si evolve in un Centro di reinserimento sociale che ai suoi ospiti, oltre ai servizi essenziali di base – un letto, il pasto, una doccia – offre soprattutto la possibilità di rimettersi in cammino verso un futuro possibile dove riconquistare uno spazio come persone e come cittadini.
Ad accompagnarli, c’è un’équipe di professionisti formata da educatori, una psicologa e un’assistente sociale, che per ogni persona attiva un progetto individuale con l’obiettivo di creare le condizioni per un graduale passaggio verso l’autonomia sociale e abitativa.

Professionisti dell'accoglienza: l'equipe del Centro San Marco



Tre volte alla settimana ci si siede tutti attorno al grande tavolo della sala comune per programmare insieme le attività del Centro. Ciascuno è chiamato a dare il proprio contributo, dalle pulizie alla cucina, alla gestione degli spazi e degli orari di apertura. Racconta Stefano Galliani, responsabile dell’Area servizi senza dimora in Progetto Arca:

In tanti si sono fatti coinvolgere anche in attività di volontariato. C’è chi partecipa al recupero delle eccedenze alimentari dai supermercati con il programma di Siticibo, chi dà una mano come autista nelle Unità di strada, chi ancora si rende disponibile per piccoli lavori come un trasloco di mobili di un altro servizio di Progetto Arca o nell’inserimento dati.

Intanto, i primi risultati sono cominciati ad arrivare e incoraggiano a proseguire lungo questa strada.
Il signor M., che al gioco aveva sperperato i suoi risparmi, ha trovato il coraggio di riallacciare i rapporti con la famigia, è tornato a casa e sta seguendo un percorso per disintossicarsi dalla dipendenza. Un altro nostro ospite ha trovato lavoro come saldatore in una società metalmeccanica e il suo vicino di stanza, piuttosto compromesso dall’alcol, ha completamente smesso di bere. “L’assistente sociale è rimasta sbalordita quando è venuta a trovarlo. Per noi questo successo conferma quanto peso abbiano gli affetti e le relazioni umane sulla ripresa della persona.”

Fanno parte del percorso anche i gruppi relazionali dove ognuno è libero di raccontare di sé, esporre i propri problemi e anche i desideri che ha per il proprio futuro. All’inizio aprirsi non è facile, soprattutto per chi ha un’esperienza di lungo corso sulla strada. “Un nostro ospite, da vent’anni senza dimora, aveva deciso di fare ritorno a Linate, ma tre settimane dopo si è ripresentato al Centro. Oggi è una delle persone che sostengono questo progetto con maggiore convinzione.”

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