Inciampi di vita. La rinascita di Savina

 

La candelina dei suoi 50 anni Savina l’ha spenta, finalmente, in una casa vera. Da questo inverno vive in uno degli appartamenti in condivisione dove a Milano accogliamo persone che hanno conosciuto la strada o il dormitorio, aiutandole a ripartire con la propria vita.

 

Con Savina c’è Odan, 28 anni, somala. Al Centro di accoglienza di via Mambretti sono state compagne di stanza.

“E’ tanto giovane e io l’aiuto come posso, soprattutto con l’italiano. In casa ci dividiamo i compiti, ma ognuna fa la spesa e cucina per sé. Abbiamo gusti diversi, al cous cous io preferisco la pastasciutta”.

Savina è uno scricciolo di donna, il viso segnato dai colpi bassi di una vita che non le ha risparmiato nulla e lo sguardo determinato di chi ha tirato avanti con dignità ripetendosi “coraggio, ce la puoi fare”.

Nella sua vita è inciampata tante volte e tante altre si è rialzata. La prima a Torino, tre anni fa. Quando perde uno dei lavori che le permettono di mantenere l’affitto, ha già un’età in cui è difficile ricollocarsi. Parte per Foggia, ad assistere la madre malata, e quello è l’inizio di un peregrinare senza sosta. Bari, Milano, Torino e ancora Milano. Città diverse, ma la storia non cambia. Savina trova e perde mille lavori precari. Badante, lavapiatti, donna delle pulizie. “A Torino facevo la barista e con la scusa che mi offrivano vitto e alloggio ero pagata 20 euro al giorno”.

Quando manca la casa o il lavoro non basta, c’è il dormitorio. “La prima volta che ho messo piede a Milano, non avevo nessuno che mi potesse accogliere. Sono entrata in una chiesa e mi hanno indirizzata al Centro Aiuto della Stazione Centrale”. Il pensiero di dormire per strada non l'ha mai sfiorata. “Stare in dormitorio è più sicuro. Anche se d’inverno è pieno come un uovo, ti puoi lavare e mettere in ordine quel tanto che basta a non avere l'aria di un disperato.”

Quando Savina approda al Centro di accoglienza di via Mambretti, sono già due anni che prova a ricostruire la sua vita. La mancanza di affetti e le privazioni accumulate avrebbero piegato chiunque, lei no. Consegna il suo curriculum a Gabriella, che coordina il Centro, “più per abitudine, non mi illudevo di avere delle possibilità”. Tempo una settimana e viene convocata per un colloquio. Il giorno di Natale Savina inizia a collaborare come addetta alle pulizie nel Centro di via Agordat, gestito da Progetto Arca.
“Quando hai un lavoro, ti si aprono tutte le porte”. Un mese dopo si apre anche quella di una casa.
“Adesso sogno un appartamento tutto mio”, dice Savina che il martedì, il suo giorno di riposo, passa ancora in via Mambretti a fare un giro di saluti. Perché la vita cambia, e in meglio, certe persone le porti con te.

 

 

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