Roberto, la mia salvezza è stata il non mollare mai

La storia di Roberto e della sua straordinaria forza d’animo. Artigiano e inventore di brevetti, per due anni vive nello scantinato di un condominio. Poi l’incontro con Progetto Arca.

 

La voglia e la capacità di reinventarsi, a Roberto, non sono mai mancate. E’ stato grafico, artigiano, scenografo, meccanico, ha inventato brevetti industriali e prototipi, come l’accessorio progettato per elettrificare le carrozzine e il modello di bici ultraleggera costruito a mano con sfridi di lavorazione.

“Il problema è che mi sono sempre affidato a soci disastrosi”, ammette lui con un sorriso amaro.
In 69 anni, ne ha affrontate tante. Dopo la separazione dalla moglie e il fallimento dell’azienda per cui lavora, Roberto perde anche la casa e si adatta a vivere per due anni nello scantinato di un condominio.

“Ho allacciato l’impianto elettrico, costruito un bagno e ricavato anche un piccolo soppalco dove poter dormire”. E così quello che era un luogo abbandonato, sotto le sue mani, si trasforma in un rifugio accogliente e caro, una casa.

I “vicini” stimano la sua forza d’animo, lui ricambia per l’ospitalità offrendo piccoli lavori di manutenzione. Alla fine riesce pure a rimettersi in carreggiata, trovando un nuovo lavoro.

 

Le difficoltà più grandi sembrano ormai superate quando arriva l’ultima batosta.
“Un giorno mi sono svegliato con un dolore atroce al collo del piede”. E’ un’ischemia alla gamba che lo costringe prima a tre operazioni e poi all’amputazione dell’arto.

Al risveglio, dopo l’operazione, sentivo alla gamba più dolore di prima. Si chiama la “sindrome dell’arto fantasma”. 

Ad aiutarlo è l’ex moglie che lo assiste fuori e dentro l’ospedale e con il parroco di zona gli cerca una sistemazione.
Nell’agosto del 2016, Roberto incontra Progetto Arca ed entra nel grande appartamento in cohousing per persone senza dimora di via Arsia a Milano, affidato in gestione alla Fondazione dalla parrocchia di S. Agnese. Ha perso tutta la spinta di una volta, si sente un uomo finito.
Mario, referente del programma di housing sociale, e Silvia, educatrice, lo aiutano a ritrovare forza e fiducia. Inizia un lavoro educativo lungo due anni, fatto di progressi e di ricadute ma i risultati, alla fine, arrivano.

 

Roberto ottiene il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento come invalido civile, riceve un arto artificiale nuovo che gli permette di riprendere le sedute di fisioterapia e fa domanda per una casa popolare.
Nel frattempo l’equipe di Progetto Arca lo aiuta a trovare una soluzione abitativa più adatta alle sue esigenze e all’avanzare dell’età. Così, da questa estate, Roberto è ospite del co-housing per anziani autosufficienti, all’interno del Borgo Sostenibile del quartiere Figino.
Gli chiediamo cosa sogni per il suo futuro. Risponde deciso: “Un laboratorio e degli attrezzi, per progettare a costruire ancora nuove invenzioni”.

 

 

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