Emanuele, Casa Arca e un nuovo progetto di vita

“Sono rinato”. In un’ora di chiacchierata, questa è la frase che gli sentiamo ripetere più spesso. L’altra è: “Adesso vorrei essere io ad aiutare gli altri”.

 

Rinato e riconoscente. È così che si sente Emanuele da quando, 10 mesi fa, è stato accolto in Casa Arca, a Roma, una struttura residenziale dove ospitiamo un piccolo nucleo di persone senza dimora, aiutandole a ripartire con la propria vita. A seguirle c’è Michela, coordinatrice dell’equipe educativa e dei servizi di Progetto Arca nella Capitale. “Lei è la mia migliore amica” dice con affetto Emanuele, che a Michela riconosce di averlo saputo contagiare con una positività che credeva scomparsa dalla sua vita.

 

Là fuori il mondo è spietato. Persa mia moglie, ho perso tutto

A 55 anni, Emanuele aveva un lavoro come mastro muratore e un matrimonio felice, quando sua moglie si ammala di cancro. Per accudirla a tempo pieno, inizia a trascurare il lavoro e alla fine il contratto non gli viene rinnovato. I risparmi messi da parte gli permettono di tirare avanti per un po’; quando non ha più di che pagare l’affitto, finisce per qualche mese a vivere in strada. “Dormivo nei parchi, mi lavavo al cimitero. Ero a pezzi e non m’importava più nulla di nulla”.

Grazie all’incontro con i volontari di una delle Unità di strada cittadine, Emanuele viene convinto ad accettare ospitalità nel Polo sociale di accoglienza per persone senza dimora gestito da Binario 95, in attesa di una soluzione abitativa più adeguata. È il primo importante passo di un cammino che lo porterà fuori dal tunnel.

 

Casa Arca e un nuovo progetto di vita

A settembre 2018, dopo la segnalazione degli operatori di Binario 95 e due colloqui conoscitivi, Emanuele entra in Casa Arca. Al quarto piano di una palazzina, il grande appartamento accoglie altre tre persone che come lui hanno conosciuto la strada e il dormitorio.

“Non potremmo essere più diversi, per storie e temperamento, eppure ci capiamo e andiamo d’accordo”, racconta Emanuele che si è ambientato in fretta e oggi insieme agli altri ospiti collabora alla gestione della casa, dalle pulizie alla cucina, al riordino delle camere e degli spazi comuni.
Su uno dei balconi, rigogliose crescono le piante aromatiche di cui si prende cura. “Ho sempre avuto la passione per le piante. Quando c’era mia moglie, facevamo l’orto”. Ora questo interesse potrebbe trasformarsi in qualcosa di più.

Con orgoglio Emanuele racconta di essere appena stato selezionato per un corso di formazione come giardiniere di una ditta del verde. È un sogno professionale che si realizza.

Se le cose vanno come spero che vadano, tra non molto potrò permettermi una casa mia”. Il suo progetto è di prendere un appartamento in affitto con Francesco, un ospite della Casa diventato suo amico, anche lui prossimo a raggiungere l’autonomia. “Così divideremo le spese - prosegue Emanuele - ma soprattutto potremo tenerci su e farci compagnia. Non c’è cosa che più mi fa paura della solitudine quando penso al momento in cui lascerò Casa Arca”.

 

Una Casa che è anche una famiglia

Ogni lunedì Michela ed Emanuele preparano la cena che andranno a distribuire con i volontari dell’Unità di strada di Progetto Arca a una sessantina di persone senza dimora che vivono nel quartiere di San Pietro. D’inverno la zuppa, d’estate la pasta. E poi un uovo sodo, una merendina e del tè caldo.
“Mi dicono sempre grazie ma è il minimo che posso fare per loro. So cosa vuol dire toccare il fondo, essere soli e vedere tutto nero. Casa Arca mi ha salvato la vita, come potrei dimenticarlo? E poi, aiutare gli altri mi fa stare bene. È un’esperienza che consiglio a tutti”.

 

 

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