Una casa per ricordare Valerio Cicconi, medico che ha dedicato la vita al prossimo

Alla scomparsa del figlio, Anna e Alberto Cicconi hanno donato un appartamento: oggi accoglie persone come quelle che Valerio aiutava.

 

“La casa di Valerio, porto sicuro da cui ripartire. In memoria di Valerio Cicconi, dottore attento ai bisogni dei più fragili”.

 

Sono le parole che si leggono sulla targa fuori dalla porta di casa di Gianni, Saverio e Youssef. Da pochissimi mesi sono ospiti in un appartamento per persone in difficoltà economica e abitativa gestito da Progetto Arca, che li supporta nel ritrovare l’autonomia grazie al lavoro dei suoi educatori.
Non hanno mai conosciuto Valerio ma è grazie a lui se oggi hanno questa casa, un porto sicuro e accogliente da cui ripartire.

Il 7 febbraio 2019, rincasando dal turno in ospedale, a soli 47 anni Valerio è rimasto vittima di un tragico incidente stradale; la sua scomparsa ha lasciato un vuoto incommensurabile tra i suoi cari e nella comunità di Offida, cittadina in provincia di Ascoli Piceno, dove viveva e lavorava.

Tutti lo conoscevano come il “dottore buono” per l’impegno con cui si prodigava ad aiutare gli altri, senza fare domande, senza aspettarsi nulla in cambio, come una missione.

 

Mamma Anna e papà Alberto non potevano rassegnarsi all’idea che l’operato di Valerio conoscesse la parola “fine”.

Con un’importante donazione, hanno permesso a Progetto Arca di acquistare un ampio appartamento a Milano che oggi ospita Gianni, Saverio e Youssef e domani altri che, come loro, non hanno una casa e una rete di affetti che li sostenga.

A queste persone Valerio ha sempre teso la sua mano. Provvedeva ad acquistare i farmaci non disponibili in ospedale per chi aveva difficoltà economiche, accompagnava personalmente a casa i pazienti soli dimessi dall’ospedale che non avevano un parente o un amico che si prendesse cura di loro. Portava la colazione alle persone senzatetto e d’inverno, nelle notti più fredde, consentiva loro di rifugiarsi negli androni del pronto soccorso per non lasciarli all'addiaccio.

“Più volte, questo suo andare controcorrente gli ha attirato aspre critiche persino dei suoi stessi superiori”, confida Anna, ma il suo Valerio deve aver pensato che fosse più importante fare quello che riteneva giusto: aiutare chi aveva bisogno. Anche a costo di un rimprovero, di fare un’ora di straordinario in più, di rinunciare ad avere del tempo per sé. E alla madre, che spesso era in pena per lui, Valerio non si stancava di ripetere con dolcezza:

Mamma, quando mi sono laureato ho giurato di guarire tutti con uguale scrupolo e impegno senza distinzioni di razza, religione, nazionalità e condizione sociale.

Questa era la sua volontà, il compito di fronte al quale non è mai arretrato e che Anna e Alberto, con generosità straordinaria, hanno voluto portare avanti per lui.
Se oggi Gianni, Saverio e Youssef hanno di nuovo una seconda possibilità è grazie a loro, grazie a Valerio. Dottore attento ai bisogni dei più fragili. Uomo buono.

 

 

 

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