Sulla strada nell'inverno del Covid, protezione e aiuti per i senzatetto

Rischia di essere l’inverno peggiore per chi non ha una casa. Progetto Arca rafforza l'assistenza in strada con nuovi servizi essenziali.

 

L’inverno è la stagione più terribile per chi non ha una casa ma quest’anno, con l’emergenza sanitaria in corso, rischia di essere peggiore.
Freddo, alimentazione inadeguata, impossibilità di difendersi dal rischio di contagio da Covid-19 mettono a dura prova la sopravvivenza di chi vive in strada e che, soprattutto nei mesi invernali, rischia di più.
Sulla base dell’esperienza maturata durante il lockdown, le Unità mobili di Progetto Arca hanno rinforzato gli interventi di aiuto con nuovi servizi più qualificati per rispondere ai bisogni essenziali alla vita delle persone senzatetto.

 

La fame è tornata a mordere sulle strade

A causa della pandemia, molte mense sono state obbligate a chiudere, a dimezzare la capienza di posti a sedere o a ridurre il servizio alla sola distribuzione di pasti da asporto, per evitare assembramenti. La necessità di un pasto caldo è diventata un’urgenza ancora più fondamentale.

Attiva da due mesi, la Cucina mobile è già diventata un appuntamento atteso dalle decine di persone che, ad ogni fermata lungo il suo percorso, si mettono in coda per chiedere da mangiare.

Senzatetto che hanno la loro casa poco più in là, qualche persona che una casa dove andare a dormire ancora ce l’ha ma non ha più i soldi per fare la spesa. E pure qualche rider con in spalla lo zaino grande per il cibo degli altri.
Ad ogni uscita, si raggiunge una zona diversa della città di Milano. Volti nuovi, stesse preoccupazioni.

Ogni sera, per 5 giorni a settimana, la Cucina mobile serve una cena, calda e completa, a 120 persone che incontra sul suo tragitto. Insieme alla cena, i volontari consegnano anche un sacchetto con la colazione e un pranzo auto-riscaldante per il giorno dopo.

 

Dormire sotto zero sui cartoni

Bassa, sempre più bassa, la temperatura è uno dei nemici peggiori per chi dorme senza un riparo o in rifugi di fortuna. Un sacco a pelo, un paio di scarpe asciutte, guanti e calze di riserva sono beni indispensabili e non sono mai abbastanza: in strada durano molto meno, si bagnano con la pioggia, si logorano prima, vengono smarriti e anche rubati. Un ricambio frequente è necessario ma, con l'emergenza sanitaria, quasi tutti i guardaroba per i poveri hanno sospeso il servizio e procurarsi coperte e vestiti adatti alla stagione è diventato molto più complicato.
L’arrivo della Cucina mobile è l’occasione anche per chiedere una coperta di rinforzo, un maglione in più, del vestiario pesante per coprirsi durante la notte.

Su un furgoncino-guardaroba, i volontari provano a soddisfare tutte le richieste. Se manca una taglia, prendono nota per tornare pronti la volta successiva.

 Unità di strada

 

In strada ci si ammala di più e guarire è più difficile

Pensiamo a quanto sia complicato affrontare una semplice influenza dormendo al freddo tra i cartoni. Come proteggersi da una pandemia?
Senza una casa in cui isolarsi, dove rispettare le misure minime di protezione come lavarsi spesso le mani, le persone senza dimora sono tra le più esposte al rischio di contagio. Inoltre, molte di loro soffrono di patologie accumulate negli anni - come malattie respiratorie croniche legate alle condizioni di vita in strada - che peggiorano col freddo e le rendono ancora più vulnerabili all’attacco del virus.

Per proteggere loro e, di conseguenza, proteggere tutta la comunità, a Milano abbiamo avviato un’attività di sorveglianza sanitaria volta a prevenire la diffusione del Covid-19 tra le fasce più fragili della popolazione.

Un team sanitario affianca le abituali Unità di strada per eseguire tamponi antigienici rapidi a chi presenta sintomi riferibili al Covid-19, misurare la saturazione di ossigeno nel sangue e la temperatura corporea, mentre i volontari distribuiscono kit igienici e gel disinfettante.

 

“Sanno tutto del Covid, non oppongono mai resistenza alla misurazione della febbre, al tampone e al saturimetro”, riferisce Clelia, infermiera di Progetto Arca. “Per alcuni è l’occasione per parlarci di altri problemi di salute. Noi non diamo medicine, ma consigliamo i posti dove farsi visitare gratuitamente e, quando è necessario, ci attiviamo personalmente per prendere appuntamento”.

A chi chiede ospitalità durante la notte offriamo la possibilità di dormire al ‘Piccolo rifugio’, un ricovero di emergenza con 10 posti letto pensato per dare un primo soccorso alle persone che si trovano in una situazione di particolare difficoltà, in attesa del più rapido trasferimento nelle strutture di accoglienza cittadine. Nelle notti più gelide, può salvare una vita.

 

 

Ti è piaciuto questo articolo? Condividi!

 

 

Per migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito web utilizza cookie, anche di terze parti. Proseguendo la navigazione, acconsenti al loro utilizzo.
Per saperne di più, consulta la nostra Cookie Policy