Oltre l'emergenza freddo, una casa per 40 persone senza dimora

Vivranno accolte in otto appartamenti in condivisione grazie ad un progetto di accoglienza residenziale avviato con il Comune di Milano.

La pandemia ha amplificato il tema urgente della casa, della necessità di avere uno spazio privato dove proteggere la salute propria e quella altrui. Chi non ha una casa ha vissuto mesi disperati e la situazione è diventata ancora più drammatica con l’arrivo della stagione fredda e il precipitare delle temperature.

Tra le azioni intraprese da Progetto Arca, anche l’avvio di un nuovo progetto, in convenzione con il Comune di Milano, di accoglienza residenziale per 40 persone senza dimora.

Segnalate dal Centro Sammartini del Comune (ex Centro Aiuto), provengono dalla strada o dai dormitori: sono uomini e donne, il più giovane ha 20 anni, il più anziano supera la settantina e hanno tutti un buon livello di autonomia personale. Per un anno vivranno ospiti in 8 appartamenti in condivisione, dislocati in zone diverse della città, che possono accogliere da un minimo di 2 ad un massimo di 8 persone. Colloqui individuali hanno permesso di conoscerli, individuare le soluzioni abitative più idonee e comporre nuclei omogenei per facilitare la convivenza.

La quotidianità è quella di una vera e propria casa in cui gli ospiti si prendono cura di tutte le mansioni giornaliere: dai turni di pulizia e del bucato alla cucina dei pasti, dalla spesa all’organizzazione degli spazi comuni, in un crescendo di autonomia e di responsabilità.

 

Uno degli appartamenti del progetto di accoglienza residenziale per persone senza dimora

 

A seguirli è un’èquipe formata da un coordinatore di progetto, un educatore e un assistente sociale che fanno visite regolari e accompagnano ogni persona accolta nel suo percorso verso la riconquista di una stabilità sociale, economica e abitativa.

L’aiuto va dalla regolarizzazione dei documenti alla richiesta di sussidi e agevolazioni, che spesso le persone senza dimora non sanno di poter ottenere, fino alla ricerca attiva di un lavoro e di un’abitazione propria; quando necessario, sarà chiesto il supporto di un medico, una psicologa e un avvocato. Importante anche il contributo dei volontari coinvolti nella consegna mensile dei pacchi viveri e nelle lezioni di italiano per gli ospiti stranieri.

Il progetto parte da un assunto fondamentale: le persone senzatetto non esistono solo d’inverno. Per un’accoglienza che funzioni, sempre di più occorre andare oltre la logica dell’emergenza del momento e sviluppare percorsi di inclusione in cui la casa sia il punto di partenza. Quanto avere un tetto sopra la testa sia una necessità primaria e fondamentale, l’emergenza sanitaria di questi mesi lo ha ampiamente dimostrato.

 

 

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