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“Ogni bambino vorrebbe stare con la sua mamma. Per me non c’è stata scelta”.
Parole pesanti come piombo in cui c’è tutto il dolore per lo strappo di una separazione troppo precoce ma inevitabile. La Somalia, dove Hussein è nato, è un Paese da decenni dilaniato da scontri violentissimi tra clan rivali e in preda al diffondersi del terrorismo islamico di Al-Shabab. La madre di Hussein sa che se il figlio rimane verrà obbligato ad imbracciare le armi, che la fuga è l’unica via possibile per dargli una speranza di futuro.

A 12 anni, dopo un viaggio disperato attraverso il deserto e il mare, Hussein approda in Italia, solo e senza nessuno ad aspettarlo. Oggi di anni ne ha 22 e tanta di quella esperienza addosso che a metterla insieme fanno tre vite.
Ha vissuto i primi tempi per strada, sotto il tunnel della Stazione Centrale di Milano, poi in una comunità per minori stranieri non accompagnati, che è stato costretto a lasciare al compimento dei diciott’anni, poi ancora in un centro Sprar; anche qui il progetto educativo, di soli 12 mesi, termina prima che abbia potuto trovare un lavoro stabile e una casa, e così Hussein finisce per andare a stare in dormitorio. La sua vita è un continuo aprirsi di porte che si richiudono altrettanto velocemente ma lui ha dalla sua una determinazione straordinaria.

Malgrado tutte le difficoltà, consegue il diploma di terza media, impara benissimo l’italiano e prende la certificazione B1, si iscrive ad un corso online di informatica, la sua passione, e nel mezzo fa il lavapiatti, il meccanico, il magazziniere.

Avviato nel 2020 grazie al finanziamento di Fondazione di Comunità Milano onlus e in collaborazione con Progetto Mirasole Impresa Sociale, IN – INtegrazione, INclusione, INterconnessione – punta a creare opportunità di inserimento lavorativo e a favorire l’inclusione sociale ed economica di persone vulnerabili attraverso la valorizzazione delle competenze individuali e l’avvio di corsi di formazione e tirocini in vari ambiti, dalla ristorazione alla manutenzione civile fino alla distribuzione organizzata.

Chiediamo a Hussein cosa sogna per il suo futuro e lui risponde deciso: “Un lavoro stabile e duraturo”. Allora gli chiediamo di sognare in grande e Hussein si illumina: “Vorrei aprire una ong o un’organizzazione tipo la vostra e dare una mano anch’io a chi è in difficoltà”.

Scopriremo poi da Laura, assistente sociale di Progetto Arca, che nel suo piccolo è quello che Hussein sta già facendo. Molte volte ha aiutato persone in strada, che vivono sotto quel tunnel della stazione dove ha vissuto anche lui, e le ha accompagnate al Centro aiuto a chiedere un posto dove dormire, improvvisandosi mediatore linguistico per chi non parlava l’italiano.
Salutiamo Hussein con un abbraccio molto stretto e gli auguriamo di vedere realizzati questo e tutti gli altri sogni che verranno.

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