Nasconde il viso tra le mani, come una bambina che per l’emozione non trova le parole, e si giustifica: “Devo imparare meglio l’italiano”. Poi sorride, sistema i lunghi capelli lisci e torna la Sarah determinata che crede ai suoi sogni.
A soli 20 anni, oggi ne ha 25, stava per aprire un salone di bellezza nel cuore di Kabul. Avrebbe portato il suo nome, Sarah. Ma l’insegna non si è mai accesa.
Il 15 agosto 2021 il regime talebano riprende il potere e per le donne è la fine di ogni libertà.
La vetrina del negozio di Sarah viene oscurata, i poster con le modelle in abito da sposa imbrattati di vernice nera, occhi e bocca simbolicamente cancellati. Fuggire resta l’unica via di scampo.
Mentre il Paese sprofonda nel caos, Sarah riesce a salvarsi salendo su un volo di evacuazione dell’Aeronautica militare italiana, insieme a tre delle sue sorelle.
La paura è tutt’uno con il dolore per ciò che lascia indietro:
Non avrei mai voluto abbandonare Kabul. Là c’è la mia famiglia, ci sono tutti i miei amici, il mio lavoro. Kabul è casa per noi.
I primi mesi in Italia li ricorda come durissimi. Non ha nessuno ad attenderla, non parla una parola di italiano, ha con sé un bagaglio minuscolo e nessuna prospettiva. Ma è subito molto concreta. Quando le sorelle decidono d’intraprendere percorsi diversi, lei sceglie di restare a Milano: “Perché il mio sogno può trovare nuove radici qui”.
Da un anno e mezzo sente di essere finalmente sulla strada giusta. Ѐ stata accolta in uno dei nostri appartamenti di Housing sociale, una casa che adora, ancora di più da quando la condivide con la sorella più grande che l’ha raggiunta. Ha trovato lavoro in un negozio di abbigliamento e sta completando un corso per diventare parrucchiera professionista.
Che sia a Kabul o a Milano, un giorno aprirò il mio salone di bellezza. Nostro padre ci ha insegnato a essere donne indipendenti e che, con l’impegno, possiamo diventare tutto ciò che vogliamo.
Questa volta le parole le escono d’un fiato.
Adesso, confida, la preoccupazione più grande è per chi è rimasto intrappolato nel suo Paese.
“Le bambine, dopo i dodici anni, non possono più andare a scuola. Che ne sarà di mia sorella? Vorrei darle le stesse possibilità che ho ricevuto io”.