Non c’è mai una ragione sola che porta a vivere in strada. Ma quasi sempre c’è un evento scatenante dopo il quale la vita non è più la stessa. Per Stefano, il terremoto arriva con la malattia di entrambi i genitori. Figlio unico, li assiste per sette anni:
li lavavo, li vestivo, cucinavo, li mettevo a letto, cambiavo pannolini, facevo punture… Era dura, ma rifarei tutto con lo stesso amore.
All’inizio il capo dell’azienda in cui lavora come agente di commercio lo riempie di elogi per la dedizione alla famiglia. Ma quando i risultati iniziano a calare, “da esempio sono diventato un problema”. Per stare accanto ai genitori, sempre più bisognosi di cure, Stefano è costretto a lasciare il lavoro. Non immagina che, una volta uscito, rientrare nel mercato sarà un’impresa, nonostante anni di esperienza nelle vendite, come barman e sommelier.
Bussa a tante porte, le trova tutte chiuse: “troppo qualificato”, “troppo in là con gli anni”. Uno dopo l’altro, i pilastri di una vita crollano. I genitori non ci sono più, la relazione con la compagna naufraga, i risparmi finiscono, sopraggiunge lo sfratto.
A 65 anni si ritrova a dormire per sette mesi sulle panchine, sui mezzi pubblici, al terminal dell’aeroporto. Le coperte e i sogni appesi a un sedile.
Se ho avuto paura? No, quella mai. Ma rabbia sì, quando mi hanno derubato dei documenti. E amarezza, nel guardarmi e vedere dov’ero finito. La condanna più grande era l’inattività.
Uomo di fede, trova aiuto e conforto nei centri di ascolto delle parrocchie. In strada incontra i nostri operatori, ed è la svolta. Parte la segnalazione, la rete dei servizi di Progetto Arca si attiva e arriva la proposta di andare a vivere in uno dei nostri appartamenti: “Troppo bello per essere vero. E invece, eccomi qui”.
Nella nuova casa, dove abita con altri tre compagni, c’è grande affiatamento: ci si sostiene, turni e incombenze si condividono, così come speranze e progetti. Quello di Stefano è tornare a lavorare. E ci sta riuscendo: la mattina cura un anziano signore, la sera ha ripreso a servire dietro il bancone di un bar. “Non mi ci vedo ad andare in pensione, sono ancora un ragazzino”, scherza.
Anche nei momenti bui ho sempre pensato che la strada fosse un passaggio e che dopo un terremoto si può solo ricostruire.