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Attorno alle persone senzatetto ruotano molti pregiudizi. Uno in particolare, puntualmente riproposto ogni inverno e che sembra il più difficile da scalfire, è questo: “I senzatetto rifiutano l’accoglienza”. Come se la strada fosse una libera scelta e restarci una responsabilità solo personale.
Ai volontari che formiamo prima di entrare nelle nostre Unità di strada chiediamo un cambio di prospettiva: guardare le persone per quello che sono – persone – e non casi da risolvere o vite da salvare; non limitarsi a offrire un pasto o una coperta ma, ogni volta che è possibile, mettersi in ascolto, instaurare un contatto.

Per questo, il nuovo anno ci vede impegnati ad ampliare la quantità e la qualità dei servizi che svolgono un ruolo ponte tra la strada e l’accoglienza. Spazi multifunzionali, diffusi sul territorio, dove le persone possono riavvicinarsi a forme di quotidianità progressivamente perdute.

A Roma e a Milano, grazie ai fondi PNRR dell’Unione Europea, abbiamo avviato tre nuove stazioni di posta. Ambienti protetti dove chi vive per strada, esposto 24 ore su 24 allo sguardo dei passanti, ha la possibilità di recuperare l’intimità di gesti semplici ed essenziali: fare una doccia, lavare i propri vestiti, sceglierne di nuovi adatti alla stagione, custodire valigie e oggetti personali in armadietti sicuri, riscaldarsi con una bevanda calda mentre si ricarica il cellulare. E soprattutto, dialogare con operatori sociali capaci di leggere i bisogni e tessere reti con i servizi del territorio. L’inizio di un percorso.


Uno spazio di tregua dalla vita in strada e di scommessa sulla possibilità di un cambiamento è anche Casa Arca, a Varese: un Centro diurno poli-servizio sorto in una palazzina confiscata alla criminalità organizzata e assegnata per trent’anni a Progetto Arca, che la gestisce insieme a un pool di associazioni locali. Qui si viene accolti dal sorriso dei volontari, ci si ferma per leggere un giornale o connettersi a Internet, si torna per una medicazione nell’ambulatorio dei medici di frontiera, per fissare un appuntamento con gli avvocati di strada, sistemare il curriculum o prepararsi per un colloquio di lavoro. Anche qui, l’inizio di un percorso.


In genere, la frequentazione di questi luoghi è soprattutto maschile. Eppure, le donne senza dimora sono più di quel che pensiamo: rappresentano circa il 32% delle persone senzatetto in Italia (Istat 2021) ma, molto spesso, preferiscono nascondersi o trovare sostegno in reti informali. A loro è dedicato il Centro 3D: Donne, Dimora, Diritti aperto a Milano, in una struttura di proprietà del Comune, con il supporto del comitato milanese di Croce Rossa. Ogni sera offriamo riparo, protezione e ascolto a una ventina di donne senza dimora: alcune hanno perso la casa quando hanno perso il lavoro che assicurava loro un tetto, molte si sono perse dopo un passato di ripetute violenze.
Al Centro 3D possono finalmente sentirsi al sicuro. La dimensione è quella di un grande casa dove si cena insieme, ci si prende cura della propria salute con consulenze mediche e attività di prevenzione e si inizia a considerare la possibilità di voltare pagina.

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